domenica 17 agosto 2014

Vacanze 2014. Seconda tappa.

Ho deciso di tenere memoria di queste mie prime vacanze in camper. Una memoria sottile come un formaggio fuso e rifuso. Scrivo in fretta, tra una buca e un panino. 



Diario di viaggio:  seconda tappa.

16 agosto 2014

Ieri sera abbiamo mangiato molto, troppo. Grugnendo e biascicando siamo usciti dal ristorante e abbiamo raggiunto il camper. Arrampicarsi sulla pedalina è stato molto difficile: il baricentro era spostato, manco ci avessero riempito le pance con delle ottime pietre. Con soddisfazione ho poi abbandonato il mio corpo sopra il divanetto, terminando di atrofizzare quel che rimaneva dei miei arti e della mia mente. Rebecca, giovane e maledetta, era invece colma di energia, straripava. Teneva le mani sul piccolo ventre gonfio e teso  e mi osservava ridendo, sogghignando anche. Non era stanca e conservava tutta la sua dignità. Io no. Anzi, se ci fossi riuscita avrei anche ruttato e chiesto una cremazione. Il freddo e la cipolla cruda non sono migliori amici.

Inizia la giornata: al mattino la prima sfida è assumere l'aspetto di un essere umano, la seconda attivare una scheda telefonica locale per avere internet a un costo ragionevole.

Seguo le istruzioni diligentemente:
Premere “*” qualche numero, ancora “*” ancora qualche numero
...fatto.
Non va.
Riprovare.
“*” numeri a caso “*”, tento la fortuna.
Non va.
Telefono all'assistenza, poco convinta. L'operatore automatico parla con parole piene di K, H e J. Cerco di captare un "inglesinsky" per cambiare lingua. Lo intercetto. Premo il tasto 7. Funziona. La voce di una signorina russo-londinese mi dice di digitare “*” qualche numero e ancora “*”
...Saluto.
Qualche ora dopo arriva un messaggio:” Welcome to HRphone e dieci righe di K, H, J e asterischi”. Ottimo…ma mi han prosciugato tutti i soldi della scheda. Non importa, sono in vacanza.
Nel mentre si sono fatte le 12.00 e io punto il naso verso il mare. Rispondono nuvoloni neri all'orizzonte. Me ne frego.
Riprendiamo il viaggio.
Lungo la strada che dai monti porta al mare i sassi vengono imbrigliati in reti. I croati sono anche pescatori di sassi, rifletto. Quando ero piccina le frane non venivano preventivamente arginate, soltanto rese manifeste: i viaggiatori erano avvisati del pericolo attraverso segnaletiche caserecce. Usavano dei  cartelli "caduta massi", tutti diversi e dipinti a mano; e se si finiva schiacciati era colpa del guidatore! Loro ti avevano avvertito. 
Immediatamente un ragionamento mi divora. Ma come si fa a schivare un sasso? A prevederlo? A dare il colpo di reni al momento giusto? E' un po' come andare incontro al proprio destino: quando arriva arriva e giunge dall'alto.

C’è la bora, tutto si muove e svolazza. Tranne gli uccelli.
Se il camper fosse più sottile sarebbe una vela, una di quelle giganti che fanno andare le barche veloci come navi spaziali. Ho sempre pensato che il mare fosse simile allo spazio e ora lo intravedo dal finestrino: è una distesa blu e immensa. Stordisce.

Vista dalla "piazzola"
Il vento è terribile. Il guidatore stringe i muscoli sul volante, o almeno immagino che lo stia facendo. Come mi immagino le ruote appiccicarsi all'asfalto, tirare fuori i denti e lottare per rimanere attaccate al suolo.
Piove, nemmeno a dirlo.
Arriviamo fino a un paesino molto turistico, la gente fugge per strada avvolta dai salviettoni. Sono tutti intirizziti e spettinati.  Realizzo che anche in Croazia l'estate quest’anno sembra non essere mai arrivata. Le persone abbronzate sono poche e sono a macchie. Non farò alcuna battuta sulla Dalmazia e sulle macchie, sarebbe sprecata.
Decidiamo di non fermarci. Diamo un’ultima occhiata al porticciolo e a un bimbo che corre sul molo e riprendiamo la via lungo la costa. Il camper si arrampica su strade costruite lungo dei burroni e corre verso la nostra prossima tappa: un gelido campeggio buttato a caso su un golfetto.

Online le previsioni meteo dicono che sopra la mia testa ci sono cicciotti-dolci-nuovolotti sparsi, simili a zucchero filato. Mentono. Dice le bugie anche il titolare del campeggio: "Sistematevi dove volete, c'è posto."
 Riusciamo a parcheggiare il camper quasi a ridosso degli scogli. Sta storto e inclinato. Con un tempismo perfetto le raffiche di vento aumentano e io spero di non rotolare. Sarebbe una fine umiliante.

Fermi, finalmente. Quasi.
Il granchio
Rebecca spalanca la porticina e si proietta giù come un cane curioso e felice. Trotterella tra massi e rocce puntute. Usa la corrente per sostenersi e urla <Peschiamo, peschiamo?>
Io vorrei confezionare i regali di natale, prepararmi una cioccolata calda e leggere. Accenderei anche un camino, lo ammetto. Mi butto addosso un plaid e la seguo. La tempesta ha raggiunto il mare. Gli abissi ruggiscono e in lontananza si intravede l’apocalisse. Quattro ragazzette tedesche si tuffano e non congelano. Il mondo è bello perché è vario. Rebecca prende un granchio e non è un modo di dire. 

Verso le 19 ritorna il sole ma solo per salutare. Due turisti si piazzano con delle seggioline pieghevoli davanti al nostro ingresso. Rimangono seduti per 45 minuti. Immobili. Tengono una birra in mano, senza berla. In testa portano un cappello di lana. Devono essere degli habitué.

La mia piccola cagna nuda sente odore di maschio. Abbaia. La notte sarà lunga e colma di sorprese.

Manuela

4 commenti:

  1. Originale "racconto di viaggi".

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  2. Grazie Calogero :) ...speriamo che la vacanza continui piacevolmente (oltre che stranamente).

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    1. La mia "vacanza" in Sicilia continua ancora...

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    2. Vedo ora il tuo commento! Beh...urge resoconto della tua "vacanza".

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